E' possibile realizzare il proposito di ottenere un pickup “Strat sized” passivo che abbia un comportamento da single coil (magari anche più accattivante dei soliti noti) ma che, all'occorrenza, possa sfoderare il livello di output e la timbrica “lirica” di un humbucker come, magari, neanche i più blasonati “PAF sized”?
La risposta è si, assolutamente. Prima di vedere come, proviamo a fare una panoramica di ciò che si trova in giro e che è stato concepito con l'intento di unire, in modi differenti, le peculiarità di entrambe le pietre miliari in un unico pickup.
Diamo per scontati, innanzitutto,
alcuni concetti che dovrebbero essere ben noti a qualsiasi
chitarrista elettrico. I pickup per chitarra o basso più diffusi
sono, appunto, essenzialmente di due tipi: a bobina singola (single
coil) oppure a doppia bobina (detti comunemente humbucker).
I
single coil sono costituiti da qualche supporto/telaio in materiale
elettricamente isolante ma che risulti anche trasparente ai campi
magnetici. In posizione centrale sono presenti i magneti (nel caso
dei magneti in AlNiCo, oppure le espansioni polari se i magneti sono
ceramici o alle terre rare, con il o i magneti collocati al di sotto
del pickup e a stretto contatto con le espansioni stesse). Da questo
punto in poi mi refirerirò ad essi chiamandoli semplicemente poli.
Intorno ai poli è avvolta una bobina di filo in rame smaltato, ai
capi della quale si preleva il segnale di tensione, contenente il
messaggio musicale prodotto dalle corde (trasdotto), che viene poi
indirizzato verso il sistema di amplificazione.
Il principio di
funzionamento del pickup siffatto non starò qui a descriverlo, sia
perché dovrebbe essere già noto (e in rete se ne trova tanta di
letteratura al riguardo), sia perché io stesso mi sono già
cimentato a parlarne in un altro scritto.
I pickup a doppia bobina o “humbucker” (termine che tradotto significa “eliminatore di ronzìo”) non sono altro, praticamente, che due pickup single coil del tipo già ricordato poc'anzi, giustapposti e solitamente collegati in serie allo scopo di sommarne algebricamente le rispettive uscite. Tant'è che molto spesso (sempre, quando si tratta degli esemplari prodotti dal sottoscritto) è possibile escluderne elettricamente, tramite un apposito switch, una delle bobine per ottenere un single coil a tutti gli effetti.
I due pickup single coil
giustapposti per formare un pickup humbucker (tipo PAF, ma anche JB o
Hot Rails, il principio di base resta lo stesso) hanno la seguente
particolarità: sia le due bobine che le due rispettive file di poli
presentano polarità reciprocamente opposte. Il risultato è che,
dall'opposizione di fase (quindi di 180 gradi sessagesimali) tra le
due bobine ne risulta la cancellazione algebrica del ronzio della
tensione di rete captato via etere, mentre il segnale dovuto alla
vibrazione delle corde passa indisturbato (180 gradi dovuti allo
sfasamento tra le bobine + 180 gradi dovuti allo sfasamento NORD vs
SUD tra i campi magnetici = 360, cioè 0). Anche quanto appena
accennato è ampiamente di “pubblico dominio” e, di nuovo, ne ho
parlato anch'io in un'altra pappardella che ho già pubblicato su
“questi schermi”.
Bene. Per quanto riguarda gli humbucker
PAF sized, date le dimensioni dei due single coil costituenti, che
risultano essere comunque dello stesso “ordine di grandezza” di
quelle dei pickup Strat single coil, è piuttosto agevole riuscire a
farli suonare, quando splittati, in modo molto simile ma, per
alloggiarli al posto di uno Strat single coil su una Stratocaster, è
necessario sostituire la placca del battipenna ed, eventualmente,
allargare il relativo scasso/i nel corpo qualora non sia già
predisposto. Inoltre, l'estetica classica da Stratocaster SSS,
adottando uno o due humbucker PAF sized, ne viene inevitabilmente
alterata. Per dirla tutta, segnatamente nel caso dell'humbucker
installato al ponte e indipendentemente dal fatto che si scelga di
poter splittare la bobina nord (quella che affaccia verso il pickup
centrale) oppure la bobina sud (quella che affaccia verso il ponte)
dell'humbucker, i poli della bobina che viene lasciata attiva non
assumono mai le stesse identiche posizioni, rispetto al ponte, che si
riscontrano, invece, con un classico single coil “inclinato” di
una Stratocaster in configurazione SSS. In altre parole, la finestra
di lettura del movimento delle corde non assume mai la stessa
posizione.
Per mantenere l'impatto visivo
degli Strat single coil e la loro sostituibilità immediata (cioè
senza dover sostituire anche il battipenna e senza dover allargare
gli scassi nel corpo), diversi costruttori hanno realizzato humbucker
a bobine giustapposte di dimensioni “Strat single coil sized”,
noti anche come “mini humbucker”. Per riuscirci l'unica via
percorribile era lo schiacciamento geometrico sia delle due bobine
che dei relativi poli, per poter rientrare nel ridotto spazio a
disposizione.
La principale limitazione dei mini
humbucker rispetto ai PAF sized, infatti, è data principalmente
dalle ridotte dimensioni delle loro bobine e, quindi, dalla quantità
di filo che è possibile avvolgervi. Di conseguenza i livelli di
output non possono competere, normalmente, con quelli ottenibili da
humbucker PAF sized. Nel caso dei JB sono più piccole anche le
espansioni polari che, invece, nel caso degli Hot Rails sono del tipo
a lama ed in entrambi i casi vengono sviluppati campi magnetici
differenti rispetto a quelli prodotti dai poli cilindrici da 5 mm di
diametro (o viti M3) tipici sia degli Strat single coil che dei PAF
sized. A tutto ciò si aggiunga il fatto che le geometrie schiacciate
delle bobine, pure, influenzano molto la risposta di questi pickup.
Alla fine della fiera, anche se suonando con entrambe le bobine
attivate e collegate in serie i mini humbucker riescono a
scimmiottare abbastanza credibilmente il carattere degli humbucker
PAF sized (per molti chitarristi riescono anche più soddisfacenti),
quando li si voglia sfruttare da splittati i “single coil” che se
ne ottengono non risultano altrettanto credibili. A cominciare dai
livelli di output.
Passiamo ai single coil “coil tappati”, che suonano in tutto e per tutto come dei veri Strat single coil (per il semplice fatto di esserlo) se utilizzati suonando con l'uscita “bassa” o COOL. Quando, invece, vengono utilizzati sfruttando l'intero avvolgimento della bobina (uscita “alta” o HOT) suonano più similmente ad un P90, piuttosto che ad un humbucker PAF sized. Ciò a patto che la quantità di filo avvolto tra l'uscita COOL e l'uscita HOT sia quantitativamente adeguata, certamente. Se si usa l'AWG 42 è più improbabile che nella bobina resti spazio sufficiente per avvolgere abbastanza filo da rendere possibile la realizzazione anche dell'uscita HOT. Viceversa, per chi, come me, è solito usare fili più sottili (principalmente l'AWG 44), tale spazio è quasi sempre disponibile indipendentemente dal tipo di rocchetto utilizzato.
Per rendere meglio l'idea del principio di funzionamento dei “coil tappati” prendiamo ad esempio due trasformatori di alimentazione, di cui uno ha un avvolgimento secondario dotato di una singola uscita a 9V (ovviamente in corrente alternata) e l'altro dotato di un secondario che eroga 12V ma che è dotato anche di una presa intermedia posizionata nel punto dell'avvolgimento corrispondente a 9V.
Ecco, entrambi i trasformatori possono
essere utilizzati per realizzare alimentatori che richiedano ai loro
ingressi 9V alternati, ma il secondo trasformatore può essere
utilizzato anche per realizzare alimentatori che richiedano un
trasformatore da 12 VAC, senza nulla togliere alla possibilità di
prelevare soli 9VAC. Ora dovrebbe essere chiara, in linea di
massima, la differenza tra un single coil tradizionale e un single
coil “coil tappato”. Ho visto che in giro c'è addirittura
qualcuno che produce pickup single “coil tappati” dotati non di
due, bensì di tre distinte uscite (che potremmo paragonare, questa
volta, ad un trasformatore avente il secondario dotato di uscite a 6,
9 e 12VAC oppure 9, 12 e 15 VAC, fate tutte le ipotesi che
preferite...) (VEDI NOTA 1).
Nel caso delle bobine dei pickup
single coil “coil tappati” c'è da fare ancora una considerazione
importante (udite udite!..). La capacità di una spira di filo
conduttore di produrre tensione ai suoi capi è proporzionale
all'intensità del campo magnetico (variabile nel tempo) dal quale
essa viene investita. Ora dovrebbe essere abbastanza intuitivo il
fatto che nella bobina di qualsiasi pickup, man mano che le spire
vengono avvolte nella bobina stessa, la loro distanza rispetto ai
poli (che stanno in posizione centrale) aumenta.
Per essere più esplicito, dato un
single coil “coil tappato”, l'ultima spira di filo immediatamente
prima del contatto dell'uscita COOL si trova ad una distanza
certamente inferiore, rispetto ai poli, di quanto non lo si trovi
l'ultima spira dell'intera bobina, dalla quale si preleva l'uscita
HOT. Siccome l'intensità del campo magnetico emesso dai poli/magneti
del pickup diminuisce gradualmente man mano che ci si allontana dalla
superficie laterale dei poli stessi, va da sé che se da un'uscita
COOL prelevata dopo aver avvolto 5 Kohm (VEDI NOTA 2 ) di filo
smaltato (per fare un esempio) preleviamo una tensione alternata di
1V picco/picco, dall'uscita HOT prelevata alla fine dell'avvolgimento
di 10 Kohm totali, a parità di oscillazione della corda, non
preleveremo di certo 2V picco/picco. Statene pur sicuri. Il livello
di output sarà comunque più elevato dall'uscita HOT che dall'uscita
COOL, anche se non di molto. Ciò che si palesa come maggiormente
evidente è che la frequenza di risonanza della bobina vista
dall'uscita HOT, avendo un numero di spire maggiore (e quindi anche
un'induttanza maggiore), sarà più bassa e se ne otterrà un timbro
che, di conseguenza, ricorderà molto da vicino quello di un P90 e,
solo più vagamente, quello di un humbucker PAF sized. Sarà comunque
un pickup più versatile rispetto ad un classico Strat single coil,
lasciando rimpiangere di meno un humbucker quando operante, con i
suoni distorti, in modalità HOT e fornendo un timbro alternativo con
i suoni puliti.
Da notare anche che in un pickup single coil,
normalmente, il ronzìo di rete captato dall'unica bobina non viene
annullato (o, meglio, contrastato) in nessun modo, tranne il caso in
cui venga fatto suonare contemporaneamente ad un altro single coil
rispetto al quale abbia opposte fasi sia elettrica che magnetica.
Si sfrutta così, di nuovo, l'effetto hum-bucking già conosciuto nel caso dei pickup humbucker, effetto che si verifica sia nel caso di collegamento in serie delle bobine (come avviene tipicamente all'interno di un humbucker PAF sized o di un mini humbucker) che in caso di collegamento in parallelo, come avviene, per esempio, nelle posizioni 2 e 4 di una Strato o nella posizione 2 di una Tele (a patto sempre che i pickup installati siano reciprocamente Reverse Wound / Reverse Polarity, ovviamente).
Passiamo ai cosiddetti “humbucker sovrapposti”, “a bobine sovrapposte” o “stacked humbucker” che dir si voglia.
Un altro trucco per contrastare il ronzìo dei 50 Hz di rete captati via etere dalla bobina di un pickup single coil consiste nell'inserire, nella struttura del pickup stesso, oppure in separata sede nel corpo della chitarra, una seconda bobina avente fase elettrica opposta, ma non dotata di magneti/poli e, quindi, non produttrice di segnale musicale (VEDI NOTA 3).
Anzi, oltre a non produrre segnale
musicale, la famosa bobina ”fantasma” o “dummy coil” che dir
si voglia, aggiunge resistenza e induttanza parassite in serie o in
parallelo al pickup single coil che invece lavora attivamente, con
ripercussioni negative sul livello di uscita e soprattutto sulla
dinamica del segnale prodotto.
Tale struttura suppongo che
caratterizzi i pickup single coil cosiddetti “noiseless”. Non ne
ho mai aperto uno per curiosare (e mai lo farò), ma non vedo in
quale altra maniera potrebbero funzionare. In effetti un'altra idea
ce l'avrei, ma non starò qui a parlarne.
Dagli schemini che si
trovano in rete non mi pare che si possa capire effettivamente un
granché e non mi sembra comunque il caso di stare a perderci tempo
dietro. (VEDI NOTA 4)
Arriviamo, finalmente, a
spiegare perché, tranne l'assenza di qualsiasi effetto di
cancellazione del ronzìo, lo dico e lo sottolineo da subito,
col progetto SDC-ND sono riuscito a portare a casa il meglio sia
degli Strat single coil che dei PAF sized in
un unico pickup Strat
sized dotato di due bobine distinte e separate, ma sovrapposte ed
entrambe produttrici di segnale musicale
(niente “dummy coil” tra i piedi, quindi).
Pickup che,
piuttosto che definire humbucker – semplicemente perché come già
detto non può sfruttare alcun effetto di cancellazione del ronzìo –
preferirei definire “Stacked
Double Coil”.
Titolo, questo, che dovrebbe aiutare anche nell'immaginare due
distinte bobine sovrapposte ed avvolte intorno ad un'unica serie di
poli. Da sottolineare che questa volta, a differenza di quanto
esaminato nel caso dei single coil “coil tappati” in cui le spire
che vanno dall'uscita COOL all'uscita HOT si trovano a distanze
maggiori rispetto alle espansioni polari di quanto non lo siano le
spire che vanno dal capo di massa (inizio avvolgimento) fino
all'uscita COOL, le spire delle due distinte bobine di un SDC si
trovano alle stesse distanze relative rispetto alla stessa serie di
poli che le attraversa entrambe.
Ne consegue che le due bobine produrranno segnali dai livelli e
timbri del tutto confrontabili. Non esattamente uguali solo perché
in fase di sviluppo del progetto ho scelto, per raggiungere i
risultati ricercati, di non farle del tutto identiche ma, in una
certa misura, differenti sia nell'altezza che nella conseguente
quantità di filo rispettivamente avvolta.
L'asso
nella manica di questo ambizioso progetto, ancora una volta, è lo
sfruttamento di un poderoso impianto magnetico basato sui
meravigliosi e innovativi magneti al neodimio.
In effetti, anche se confesso di non avere una conoscenza dettagliata
sul vasto panorama dei pickup offerti sul mercato, non mi è noto
nessun modello a doppia bobina sovrapposta in cui producano segnale
utile entrambe le bobine, per giunta con magneti al neodimio.
Forse perché dovendo essere i poli che attraversano entrambe le bobine relativamente lunghe, con i soliti materiali magnetici non si garantirebbero campi abbastanza potenti da poter ottenere risultati soddisfacenti. La mia è solo un'ipotesi. Personalmente non posso esserne certo perché i miei li ho sviluppati direttamente al neodimio e ne sono venute su delle autentiche cannonate. Forse un giorno proverò anche con i magneti ceramici, almeno per curiosità. Chissà...
Infatti, volendo, potrei produrre gli SDC anche con magneti ceramici, ma già a priori sarebbe un po' come scegliere di realizzare un motore da competizione a ciclo Diesel, quando nessuno ti vieta di farlo a ciclo Otto (benzina...) e senza limitazioni di sorta (tranne lo spazio interno al “cofano” da Strat single coil, nel caso di questo progetto). Per carità, ogni tipo ha il suo perché, infatti nel caso delle gare di regolarità le vetture motorizzate Diesel possono andare anche meglio di quelle a benzina. Ma io, nel nostro contesto chitarristico, ritengo che di macchine “da regolarità” ce ne siano in giro già fin troppe e preferisco gareggiare direttamente in “Formula 1” (dove, fino a prova contraria, il Diesel non è mai riuscito a mettere piede), con un numero di concorrenti effettivi decisamente esiguo. Non so se ho reso l'idea.
Paralleli motoristici a parte, basta già confrontare le caratteristiche tabellari dei magneti al neodimio con quelle dei soliti ferrite e AlNiCo (di qualsiasi grado) per capire subito che si tratta di un materiale che, a parità di geometria e dimensioni nette, se li mangia a colazione. Provare per credere. Del resto chi fa il produttore solo di pickup, anche quando mette nel proprio catalogo qualche esemplare con magneti al neodimio, non sarà mai tanto autolesionista da escludere dalla produzione i pickup con magneti AlNiCo. Tanto meno potrà mai permettersi di dire come stanno, oggi, effettivamente le cose. Gli converrà, piuttosto, cercare di decantare la “mistica” di ogni tipo di magnete disponibile e cercare di sostenere che “la verità” non possa stare tutta da una parte ma che sia, piuttosto, spalmata “un po' di qua, un po' di là...”. Ognuno dice la sua, certamente. Quindi lo faccio anch'io.
Ora torniamo a “bomba”. Come già detto, un pickup SDC pur avendo due bobine che “pedalano” separatamente per concorrere alla produzione del segnale musicale (a meno di non volerne utilizzare una soltanto), non possono purtroppo – ma non mi sembra un dramma - sfruttare alcun effetto di cancellazione del ronzìo. Infatti di ronzìo ne possono produrre a livelli simili a quelli dei P90, se posti nelle immediate vicinanze di una fonte di disturbo (come può essere un cavo di alimentazione di un amplificatore). Eppure, nei confronti di un humbucker PAF sized, oltre a vantare livelli di uscita simili (anzi, piuttosto “high output” rispetto alla media degli humbucker PAF sized, avendo fino a 20 Kohm abbondanti di AWG 44 avvolto) presentano una caratteristica che fa parte dell'identikit caratteriale degli Strat single coil e che i nostri continuano a vantare anche quando vengono fatti funzionare con entrambe le loro bobine attivate. Intendo il particolare, da non dimenticare, che qualsiasi humbucker a bobine giustapposte, PAF sized come anche, seppur con distanze ridotte, i mini humbucker Strat sized già menzionati, rileva il movimento delle corde tramite due finestre di lettura distinte e necessariamente distanti tra loro. In un doppio single coil SDC, invece, essendo le due bobine sovrapposte, i segnali da esse prodotti sono relativi ad un'unica finestra di lettura sulle corde, esattamente come avviene in un qualsiasi pickup single coil (Strat, Tele, P90 & altri). Per questo motivo ereditano dai single coil, quindi, una certa caratteristica “incisività” e risposta al tocco anche quando operanti con entrambe le bobine.
Essendo però i DSC degli ibridi ideologicamente derivati anche dagli humbucker, si portano dietro pure quella parte del loro carattere sonico (oltre che i livelli di output) dovuta al fatto che il segnale musicale in uscita – con entrambe le bobine funzionanti – è la somma dei segnali prodotti da due bobine distinte.
Per rendere sufficienti gli spazi disponibili per le bobine, visto che le dimensioni da Strat single coil non sono, di nuovo (vedi i già citati mini humbucker), quelle di un PAF sized, nel dimensionare i rocchetti ho sfruttato al massimo lo spazio disponibile in altezza. Di conseguenza questi pickup posso produrli soltanto dotati di cover chiuse. In questo modo sono riuscito a battere i mini humbucker commerciali tipo JB e Hot Rails anche sul versante delle quantità di filo ospitabili nelle bobine. Del resto esistono già degli Strat sized che, a causa della loro particolare struttura interna, vengono prodotti solo in versione “closed covers”, come i Lace Sensor, tanto per fare un esempio.
Parallelamente ho usato filo AWG44 per avvolgere le bobine. Essendo
più sottile rispetto agli AWG42 e 43, permette di avvolgere più
filo (nel senso della lunghezza) all'interno di uno stesso rocchetto.
Questo fatto, sinergicamente alla potenza degli impianti magnetici al
neodimio, determina gli elevati livelli di output di questi pickup.
La scelta dell'AWG44 non è stata comunque figlia di alcun
compromesso, in quanto è il diametro di filo che uso maggiormente
anche quando “apparentemente” (miei modelli Strat single coil e
PAF sized in primis) non ce ne sarebbe bisogno dati i maggiori spazi
disponibili, con risultati timbrici che non lasciano mai rimpiangere
l'accoppiata AWG42 + AlNiCo (o ferrite).
Con questa struttura
produrrò gli SDC-ND per manico e ponte, mentre nei set completi (o
precablati su battipenna) SSS il pickup centrale avrà struttura da
Strat single coil classico (a singola bobina), ma con quantità di
filo e impianto magnetico tali da renderlo equilibrato con i due
vicini, quando funzionanti con una sola bobina.
Infatti la mia configurazione di riferimento, in tema di pickup per chitarra, è la Strat SSS, che non è neanch'essa perfetta a 360 gradi. Per renderla tale, in fatto di versatilità, è necessario che il pickup al manico e quello al ponte possano, senza nulla togliere al funzionamento SSS, all'occorrenza trasformarsi in potenti e urlanti “humbuckers”. Et voila... fatto! Ops, dimenticavo di dire che, restando in tema di versatilità ai massimi livelli, il single coil centrale deve poter sparire a comando, in modo da poter suonare anche con i pickup manico e ponte connessi in parallelo (come possono fare un Telecaster o una Les Paul, per esempio). Et voila, di nuovo, realizzando uno dei miei battipenna precablati intorno ad un set di SDC-ND.
Esistono già progetti analoghi, in commercio? Francamente non lo so e, se si, me ne importa molto relativamente. Non mi vanto delle mie idee, in quanto, come dovrebbe essere evidente, non c'è alcuna originalità alla base. Le metto in pratica e basta. Bastano un minimo di sagacia e, soprattutto, tanta pazienza e una certa manualità. In fondo parliamo di pickup per chitarra, “macchine” che più semplici di così, concettualmente, ci sono solo chiodi e viti. Quindi non c'è proprio spazio per ulteriori alzate di genio, rispetto a quanto già visto e rivisto nel corso di tanti decenni. Io sperimento in proprio e se vedo che l'idea è valida e proponibile, la metto in atto.
Il mio interesse è rivolto principalmente ai sistemi di amplificazione analogici, sia valvolari che a stato solido. Avendo constatato la superiorità dei magneti al neodimio (vale anche per il settore degli altoparlanti), però, non mi sembrava carino sforzarmi di realizzare amplificatori sbalorditivi (almeno per chi è abituato alla solita minestra riscaldata, circuitalmente parlando, cioè la stragrande maggioranza dei chitarristi) lasciando scoperto un collo di bottiglia importante come i pickup di una chitarra o basso elettrico. Il meglio deve associarsi sempre al meglio, quando è possibile.
CABLAGGIO
Il singolo pickup DSC si presenta cablato con quattro fili schermati da una calza. Esattamente come i mei humbucker della serie SHB-UD (Splittable Hum Bucker – Ultra Distortion).
Il rosso è il
positivo dell'intero pickup, il nero è il negativo (che va saldato
tassativamente a massa, come pure la calza schermante). Il giallo è
il bianco vanno saldati tra loro e ad un contatto di un interruttore
il cui altro contatto va collegato a massa. Quando l'interruttore è
ON (contatto chiuso) funziona una sola bobina, perché l'altra si
ritrova con entrambi i terminali cortocircuitati verso massa.
Viceversa, quando lo switch ha il contatto aperto, il DSC lavora con
entrambe le bobine funzionanti e connesse in serie.
La bobina
superiore contiene un po' più di filo rispetto a quella inferiore,
ed è auspicabile che, quando il pickup viene fatto funzionare in
“split mode”, sia lei a restare funzionante. Ciò è anche quanto
metto in pratica installando un set di SDC-UD su un battipenna
precablato. Ognuno è libero di fare comunque ciò che meglio ritiene
in base ai propri gusti, ci mancherebbe altro.
Quindi la bobina superiore ha come positivo il filo rosso e come negativo il filo bianco. La bobina inferiore ha come positivo il filo giallo e come negativo il filo nero.
Il pickup al manico è RW/RP sia rispetto al single coil centrale che al pickup al manico. Questo significa che l'effetto di cancellazione del ronzìo si può sfruttare quando vengono fatti funzionare contemporaneamente o manico e ponte (sia in configurazione single coil che in configurazione “humbucker”) oppure manico e centrale. Dovendo scegliere tra le combinazioni manico e centrale e centrale e ponte, ho scelto la prima semplicemente perché la preferisco (de gustibus...).
Pur senza cambiare apprezzabilmente la risposta in frequenza dei DSC alle frequenze più alte (comunque generosamente estesa grazie ai magneti al neodimio), anche le bobine sono dotate di uno schermo elettromagnetico in foglio di rame, collegato alla calza del cavetto di collegamento. Anche se si tratta di quello che ritengo un atto dovuto, la sua presenza è utile contro i disturbi a frequenze più elevate che viaggiano via etere. La sua efficacia verso il ronzìo indotto dalla tensione di rete, invece, è quasi nulla perché per schermare efficacemente contro i disturbi a frequenza molto basse occorrerebbero schermi da diversi millimetri di spessore (che creerebbero comunque altri problemi, qualora venissero davvero implementati).
In vetrina su Reverb (ASAR Boutique Amplification & Pickups): https://reverb.com/item/84117912-hand-wound-strat-sss-pickup-set-handmade-stacked-double-coil-neodymium-sdc-nd-model-for-neck-bridge-pu-s-not-noiseless
Appena mi riuscirà, entro qualche settimana, vedrò di fare qualche video demo decente da pubblicare su YouTube...
NOTA 1. Nella pratica, per realizzare un single coil “coil tappato” si avvolge normalmente sul rocchetto la quantità di filo che si è prefissata, corrispondente all'ottenimento di una certa sonorità che richiami più o meno da vicino il tipico suono di uno Strat single coil. A quel punto ci si ferma con l'avvolgimento e si procede alla saldatura, sul filo che si sta avvolgendo, di una derivazione fatta con uno spezzone di filo (sempre smaltato, ovviamente) al quale verrà poi collegato il cablaggio dell'uscita COOL. Fatto ciò si riprenderà l'avvolgimento della bobina fino a che non verrà raggiunto il quantitativo di filo totale tramite il quale si vuole far suonare il pickup in configurazione HOT. Il capo di inizio dell'avvolgimento fungerà da massa dell'intera bobina e ad esso andranno riferite sia l'uscita COOL che l'uscita HOT. I capi di filo (positivi) corrispondenti all'uscita COOL (intermedia) e HOT (corrispondente all'intero avvolgimento, alla fine dello stesso) andranno collegati ai contatti laterali di un selettore SPDT, il cui contatto centrale andrà, invece, collegato all'opportuno contatto del selettore a cinque vie (nel caso delle Strato, ovviamente) rappresentando l'uscita del pickup in entrambi i casi.
NOTA 2. Come avete visto preferisco riferirmi alla quantità di filo avvolta in una bobina rapportandola direttamente alla sua resistenza serie (la famosa Rs), dopo aver dichiarato di quale tipo di filo si tratta (cioè AWG 42, 43, o 44). La liturgia della religione “ufficiale” del chitarrista medio, invece, comanda di riferirsi, piuttosto, al numero di spire avvolte.
A questo punto c'è da chiedersi il motivo della mia “eresia”. Ebbene, quando i pickup prodotti nei decenni passati sono diventati un riferimento assoluto come se non ci fosse un domani, è diventato lecito riferirsi semplicemente, o semplicisticamente, al numero di spire avvolto per rendere l'idea quantitativa del filo rispetto a modelli standardizzati, data per scontata la riutilizzazione sempre della stessa identica struttura di base (anche per gli “sperimentatori”), visto che anche il tipo di filo adoperato (di solito AWG 42) resta sempre lo stesso,.
I guru dei pickup, infatti, riferendosi tipicamente ad un certo modello di Strat single coil della Fender (per esempio), i quali hanno, che ne so, 8000 spire o giù di lì di AWG 42 avvolto, ne possono avvolgere, numericamente, un 5 – 10% in più o in meno per poi riscontrare, effettivamente, qualche differenza sonica rispetto al modello di riferimento. Come al solito in ogni pickup abbiamo sei bei magneti/poli a cilindretto in AlNiCo che fanno da struttura portante a due basette (alta e bassa) in bachelite che fanno da limite geometrico alla bobina di filo che lì verrà avvolta.
Questo, grosso modo, è quanto tuttora in auge grazie ad una certa “destra conservatrice” di praticanti ortodossi.
Il fatto è che non esistono soltanto gli Strat single coil o i PAF con magneti in AlNiCo, ma si possono realizzare sostanziali varianti partendo come riferimento dai nominati stessi e tali varianti possono essere caratterizzate da: magneti di tipo differente (ceramici ma anche e soprattutto alle terre rare); rocchetti dalle dimensioni e dai materiali costruttivi differenti; fili smaltati di diametri differenti.
Già volendo realizzare uno Strat single coil la cui geometria della bobina sia la stessa identica di un riferimento vintage della Fender, se si sostituiscono i magneti in AlNiCo con altrettante espansioni polari con attaccato al di sotto un magnete ceramico, al samario-cobalto o al neodimio, anche a parità di tipo di filo avvolto (stesso numero di spire), il pickup realizzato suonerà in modo molto differente rispetto al vintage AlNiCo. E fin qui dovrebbe essere evidente a tutti.
Se realizziamo un pickup single coil dall'ingombro “Strat sized” ma dalla geometria della bobina differente rispetto ad un Fender vintage (per esempio vedere i miei MINI P90), anche volendo mantenere a tutti i costi l'impiego dei magneti AlNiCo, il riferimento al numero di spire avvolte va un po' a farsi friggere. Perché? Perché avvolgere 6000 spire (sempre per esempio) di un certo tipo di filo in un rocchetto da P90 e 6000 spire sempre dello stesso tipo di filo in un rocchetto tipo Strat single coil o Tele single coil significa aver avvolto due quantità di filo diverse. Sic et simpliciter. Se si prova a svolgerle, la bobina da 6000 spire avvolta nel P90 avrà una certa lunghezza in metri (e una certa resistenza in kohm, ad una certa temperatura ambientale), quella avvolta nel rocchetto da Strat single coil avrà un'altra lunghezza ed un'altra resistenza associata.
Tutto ciò premesso preferisco, per dare un'indicazione della quantità di filo avvolto nella bobina di un pickup da me realizzato, dichiarare la resistenza in Kohm (Rs) della stessa, anche se essa potrà variare un po' nel corso dell'anno a causa del variare delle temperature ambientali.
Ogni filo ha una sua resistività specifica che è dovuta essenzialmente a quattro fattori: 1) il tipo di metallo o lega col quale è stato realizzato, 2) lo spessore; 3) la forma del filo stesso; 4) la temperatura del filo.
Nel nostro caso il filo è di rame, la sua forma è cilindrica e il suo spessore può essere di 0,063 mm (AWG 42), 0,056 mm (AWG 43) o 0,050 mm (AWG 44).
Qualcuno attento, a questo punto, potrebbe chiedermi come faccio a sapere esattamente quando devo fermare l'avvolgimento della bobina del nascituro, visto che non conteggio il numero delle spire mentre avvolgo un pickup e visto anche che la quantità di filo che devo avvolgere è già decisa in base al progetto del pickup stesso e non è certamente casuale.
Ebbene mi avvalgo, durante il lavoro, di facili calcoli lineari e dei dati rilevati da un certo strumento di facile reperibilità e costo accessibile, ma non vi dirò quale. Magari chi ci arriva da sé me lo scrive in privato per darmi soddisfazione, va.
NOTA 3. L'humbucker inventato da Seth Lover, cioè a bobine giustapposte, oltre a cancellare algebricamente il ronzìo captato prima che esso possa uscire dal pickup stesso, per poter anche suonare deve necessariamente rilevare il movimento delle corde tramite due finestre distinte, corrispondenti ad una fila di poli per ognuna delle due bobine.
Nell'humbucker siffatto le bobine sono reciprocamente invertite nel senso di avvolgimento, cioè assumendo in entrambe il terminale di inizio avvolgimento, per esempio, come massa e il terminale di fine avvolgimento come positivo (come faccio io normalmente), se le due bobine sono state avvolte una in senso orario e l'altra in senso antiorario, si può affermare che le stesse sono avvolte in opposizione di fase. Volendo si possono anche avvolgere le due bobine di un humbucker nello stesso senso per poi assumere i terminali di massa e positivo in modo reciprocamente opposto (cioè per una si assume come positivo il terminale di inizio dell'avvolgimento e per l'altra il terminale di fine avvolgimento). Il risultato sarà lo stesso.
Se si vuole che il nostro humbucker suoni quando si pizzicano le corde, però, è indispensabile che i poli inseriti in una bobina rivolgano verso le corde il loro nord magnetico, mentre i poli inseriti nell'altra bobina devono rivolgere sullo stesso lato il sud magnetico.
Detto questo, dovrebbe essere chiaro che avendo a disposizione una sola fila di poli, come nel caso dei DSC-ND qui presentati, poli che devono necessariamente rivolgere verso le corde tutti la stessa polarità magnetica, non sia assolutamente possibile che esse possano presentare fasi opposte. Se provassi ad avvolgere le due bobine in opposizione di fase in uno dei miei DSC è vero che ne otterrei, come nel caso degli humbucker, la cancellazione del ronzìo da esse captato ma, allo stesso tempo, otterrei anche la cancellazione del suono prodotto dalla vibrazione delle corde. Francamente non saprei proprio cosa farmene di un pickup così tanto silenzioso, nel senso più ampio del termine...
Volendo sfruttare l'effetto di
cancellazione del ronzìo avendo due bobine sovrapposte, l'unica
soluzione possibile è che i poli o magneti attraversino solo la
bobina superiore, mentre quella inferiore non deve essere interessata
dalla produzione di segnale musicale, ma fungere solo da “dummy
coil” per la cancellazione del ronzìo e... da zavorra per il
segnale utile prodotto dalla bobina superiore.
Neanche in fisica
si può avere sempre tutto, purtroppo.
NOTA 4. Qualcuno tra i più attenti potrebbe obiettare che un pickup come gli SDC non lo avrebbe mai prodotto nessuno perché oltre a dover rinunciare forzatamente all'effetto hum-bucking, i poli devono essere relativamente lunghi per poter attraversare le due pur consistenti bobine e, di conseguenza, la relativa attenuazione del campo magnetico prodotto dai poli siffatti comporterebbe una riduzione quantitativa dell'ampiezza dei segnali prodotti. Se ciò potrebbe anche essere vero impiegando i materiali magnetici tradizionali, mi preme ricordarvi che qui ho usato magneti al neodimio e dimensionato il tutto ad hoc ricordando che il pickup deve funzionare (e alla grande!) sia con una sola che con due bobine attivate......
Infatti prendiamo come riferimento un polo magnetico di Strat single
coil, interamente e tipicamente realizzato in AlNiCo (ipotizziamo
pure del tipo V). Un campo magnetico di intensità direttamente
confrontabile può essere ottenuto anche sostituendo il magnete
cilindrico da 5 mm di diametro con una espansione polare in acciaio
al carbonio (quindi non dotata di proprio campo magnetico) delle
stesse dimensioni, al di sotto della quale venga attaccato un
magnetino al neodimio di pochi millimetri di spessore.
Viceversa,
qualora si sostituisse tout court il magnete/polo in AlNiCo con un
magnete al neodimio delle stesse dimensioni, il campo da questi
prodotto sarebbe di intensità tale da creare problemi
insormontabili, quindi inutilizzabile in un pickup.
Tornando di nuovo, invece, alla combinazione espansioni polari + magneti al neodimio, è possibile variare le dimensioni relative dei due elementi e anche la disposizione dei magneti stessi rispetto alle espansioni polari (un solo magnete in linea con l'esp. polare oppure due disposti a “sandwich”). Morale della favola: adottando magneti al neodimio di dimensioni ridotte, applicati sotto le espansioni polari, è possibile produrre pickup dalla resa sonica simile a quella dei magneti AlNiCo; viceversa, anche adottando direttamente (e tipicamente) dei poli interamente fatti di AlNiCo V (di più non si può!), non si possono raggiungere le prestazioni possibili ai magneti al neodimio, neanche lontanamente. Capito?
Infatti ho avuto modo di effettuare diversi confronti “all'americana”
tra pickup miei, al neodimio, e analoghi blasonati equipaggiati con
magneti AlNiCo, e da questi si sentivano, sempre, suoni relativamente
compressi e dalle colorazioni eufoniche (direi tendenzialmente
strillanti, tipiche). Per forza, dico io, se i magneti adottati non
producono campi sufficientemente intensi, non può essere
diversamente. D'altronde, notoriamente, non è possibile tirare fuori
il sangue dalle rape. A meno che non si sia mai visto come è fatto
il sangue vero, il succo di rape lo si può anche spacciare per tale,
in effetti. Le cose, però, cambiano quando il “vampiro”,
finalmente, riesce ad assaggiare com'è il sangue vero...
Bisogna
anche ammettere che, d'altro canto, almeno per quanto riguarda i
single coil “vintage” tipo Strat o Telecaster, le colorazioni
introdotte dai magneti AlNiCo sono state “la morte sua”, andando
a fare “pendant” alla perfezione con quei tipici suoni puliti, al
punto da renderli addirittura leggendari. In pratica è il solito
orologio rotto che due volte al giorno segna l'ora esatta o il Diesel
che vince le gare di regolarità, ma non bisogna commettere l'errore
di considerare i magneti AlNiCo (o leghe magnetizzabili simili più
recenti) una sorta di “asso piglia tutto”, checché se ne voglia
far credere, perchè non è proprio il caso. Molto meglio dotarsi di
un orologio preciso e affidabile dal quale leggere l'ora esatta in
qualsiasi momento della giornata. Non siete d'accordo?
Tanto per restare in ambito “Strat single coil” dove i poli sono i magneti stessi in AlNiCo, per “fare ricerca” e trovare continuamente nuovi suoni meravigliosi, i “guru” continuano a seguire sempre la stessa liturgia: 1) scegliere tra i diversi gradi di AlNiCo (più spesso II, III e V, mi pare); scegliere il filo (quasi sempre AWG 42) in base al tipo e spessore dello smalto di rivestimento, della marca e annata di produzione, come si trattasse di vini pregiati; scegliere il numero di spire da avvolgere su ogni rocchetto (VEDI NOTA 2, DI NUOVO); scegliere il “pattern di avvolgimento”, ovvero la modalità secondo la quale il filo viene guidato nel rocchetto durante l'avvolgimento. Poi ci sono anche i materiali di cui sono fatti il nastro di chiusura e l'isolante dei fili di terminazione, non dimentichiamoli... Ah, ancora: ceratura si (e con quale composizione), ceratura no.
Per me produrre un pickup senza ceratura equivale ad esporsi al rischio quasi certo di fischi suonando a volume consistente. I sostenitori del “no ceratura” cercano di ovviare al problema aumentando al massimo la tensione del filo durante l'avvolgimento, col risultato di aumentare le probabilità di rotture del filo stesso nel tempo (il pickup potrebbe non suonare più) e aumentando ulteriormente le capacità parassite interspira, con conseguente maggiore perdita di frequenze più elevate nel segnale prodotto.
Ora ognuno è libero di vivere la propria passione (o professione)
come meglio ritiene, ci mancherebbe altro. Chi ritiene di spendere
500 euro per un set di Strat single coil AlNiCo perché li ha fatti
chissà chi, magari per “replicare” gli “inarrivabili”
chissàquali, faccia pure. Contento lui...
Magari ci può essere
anche qualcuno che spende grosse cifre per acquistare benzine
taroccate per ottenere chissà quale differenza nelle prestazioni
della sua FIAT Punto, ma non potrà mai e poi mai andarci a competere
con una Ferrari qualsiasi, anche se alimentata con la peggiore
benzina standard a 95 ottani...
Per essere proprio cattivo fino in fondo, voglio anche ricordare che
l'AlNiCo è una lega che non è dotata di magnetismo proprio (come
invece lo sono i ceramici e i magneti alle “terre rare”), ma deve
essere magnetizzata tramite l'avvicinamento fisico di elettromagneti
o di magneti permanenti esterni. Il problema (secondo me lo è anche
questo...) è che come è relativamente facile magnetizzarli è
altrettanto facile smagnetizzarli, anche accidentalmente, sempre a
causa di campi magnetici esterni. E' vero che quando ciò accade il
problema è risolvibile magnetizzandoli nuovamente, ma è pur sempre
una bella scocciatura, non credete? Non è esattamente come entrare
un attimo dal droghiere e farsi preparare un panino.
Ho detto la
mia e mi dispiace se più di qualcuno paleserà di non essere
d'accordo o si riterrà addirittura urtato, a vario titolo, dalle mie
affermazioni. Ne prendo atto anzitempo e non ho voglia né di starli
a sentire né tanto meno di stare a replicare, in quanto non ritengo
di aggiungere o togliere una virgola a quanto sopra affermato. Anche
perché non sono arrivato ieri dalla luna, quindi per farmi cambiare
idea ci vorrebbero fatti tangibili, non chiacchiere. Ma non pretendo
neanche che possano essere tutti d'accordo con me. Mi basterebbero
già i 25 di manzoniana memoria...
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)

.jpg)